Ci sono attrazioni che sono tali per diritto di nascita. Nel senso che nessuno ne contesterebbe lo status, da quanto appaiono già a prima vista straordinarie. Il “Colosseo”, ad esempio. La maestosità del suo anello di travertino crea una quinta talmente suggestiva che ha saputo ispirare la visione d’architetti vissuti a secoli di distanza.
Poi ci sono fenomeni intangibili, che acquistano fama planetaria in modo imprevedibile, come se noi tutti fossimo vittime di una sorta di fascinazione collettiva di cui è difficile analizzare i presupposti.
Rientra nella categoria delle “attrazioni loro malgrado” il Train Street di Hanoi.
Che cosa sarebbe la decantata “strada del treno”? Nulla di particolarmente trascendentale. In sostanza, lo spettacolo bizzarro offerto da convogli che, nel loro percorso da/verso la stazione centrale della capitale vietnamita, sferragliano attraverso un paio di corridoi cittadini, angusti al punto che le facciate e le terrazze delle abitazioni, situate su entrambi i lati del binario unico, sembrano attanagliare le carrozze.

Questo incastro al millimetro si ripropone, nella tratta di Ngõ 224 Lê Duẩ, con cadenza quotidiana: in direzione stazione alle ore 10.10, 11.40, 16.10, 19.12, verso sud 8.55, 12.50, 19.20, 19.45, 20.50 (maggio 2025). Non un’eccezione, peraltro, il Train Street di Hanoi nel panorama ferroviario asiatico, a testimonianza di normative sulla sicurezza decisamente lasche rispetto agli standard cui siamo abituati.
Questa stravaganza, figlia di un’urbanizzazione poco oculata, è divenuta una meta imprescindibile nell’itinerario dei viaggiatori che fanno tappa ad Hanoi.

Negli anni 50 le scalcinate palazzine popolari, tra cui i vagoni s’insinuano, vennero edificate per alloggiare i lavoratori della ferrovia con le loro famiglie. Con il boom del turismo a cui si è assistito a partire dagli anni 90, i residenti hanno iniziato ad aprire baretti di fortuna a ridosso del binario, cercando di monetizzare il magnetismo del Train Street.
Ignoravo l’orario preciso dei transiti, così mi sono presentato alla cieca, alle 15.00. Già mentre percorri la trafficata via principale, che la Ngõ 224 Lê Duẩ interseca, alcuni procacciatori ti agganciano, per convincerti a deviare. A dargli retta, l’arrivo del treno è sempre imminente e tu pensi “mi è andata bene, non dovrò fare le ragnatele nell’attesa”. In realtà il primo passaggio utile, nel mio caso, sarebbe stato quello delle 16.12.
Per quanto ogni metro quadro lungo i bordi della rotaia sia conteso dalle pertinenze di un bar o dell’altro, e rimangano pochi spazi liberi dove appostarsi senza dover per forza consumare un drink, nessuno ti importuna. In generale i gestori sono molto rilassati (si affannano solo quando il treno s’appropinqua ma, come vedremo, per giusta causa). D’altra parte l’afflusso di curiosi è così imponente che non ci sono problemi a riempire i tavoli durante l’intero arco della giornata.
Dopo alcune “vasche” esplorative da un capo all’altro del vicoletto, mi piazzo un po’ defilato, vicino a una coppia di manichini addobbati con un coordinato pareo-top sbrilluccicoso e nón lá – il tradizionale cappello conico. Manca più di un’ora al momento clou e la Ngõ 224 Lê Duẩ è animata da una movida caciarona. Venditori ambulanti si aggirano provando a smerciare i loro gadget griffati con il logo del Train Street.
Alcuni dei bar stendono fin sulle traversine passatoie di moquette, quasi a voler restituire un artificioso effetto bucolico; I tavolini sono abbelliti da vasi di fiori sintetici: grovigli di festoni psichedelici e lanterne cinesi assicurano la piena operatività dei bar anche dopo il tramonto. Se da un punto di vista culturale il valore dello Street Train è trascurabile, le dinamiche e le interazioni che ne derivano, viceversa, sono molto stimolanti sotto la lente di un approccio antropologico.
Quando si approssima l’ora X, si stoppano bruscamente brindisi e liturgie sociali; i proprietari dei baretti iniziano a lanciare grida d’allerta, ripiegando i tavoli con collaudata efficienza affinché non vengano spazzati via dal treno in corsa. Soprattutto, si sincerano che i presenti adempiano alle loro indicazioni tassative d’arretrare adiacenti ai muri perimetrali. Una prudenza tutt’altro che superflua. Dal 2019 al 2023 il Train Street è stato interdetto ai turisti perché i più indisciplinati mettevano a repentaglio la propria vita e la sicurezza dei passeggeri, invadendo il binario mentre il treno sopraggiungeva, per uno scatto virale.

Infine, puntuale, la locomotiva imbocca la via tra gridolini d’eccitazione. Visti i precedenti, ti potresti attendere un rallentamento precauzionale del macchinista, invece l’andatura si mantiene sostenuta. Il lato del binario che affaccia sul quartiere vecchio è quello dove i vagoni passano più radenti. Chi si schiera lì, secerne più adrenalina.
Dopo che l’ultima carrozza è sfilata, si leva un applauso liberatorio ed entusiasta come al termine di una performance teatrale d’alto livello ma non si assiste a un caotico rompete le righe tra i turisti: qualcuno si allontana appagato, molti si trattengono, riannodando quei rituali mondani, che erano stati solo momentaneamente inerrotti dal sopraggiungere del treno.
