Rumtek, Sikkim, distretto orientale.
Il monastero di Rumtek, che dall’alto dei suoi 1.700 metri sopra il livello del mare domina le floride vallate circostanti, è al centro di un’annosa e virulenta controversia in merito all’intronizzazione del diciassettesimo Karmapa (il lignaggio dei Karmapa è a capo della scuola Karma Kagyu, i c.d. “berretti neri”, una delle quattro scuole in cui si suddivide il buddismo tibetano).

Il nocciolo della disputa, che è deflagrata come uno tsunami alla morte del sedicesimo Karmapa nel 1981, lacerando intimamente il clero e la comunità dei fedeli, è che due monaci “senior”, Tai Situ Rinpoche e Kunzig Shamar Rinpoche, hanno identificato la sua reincarnazione in due differenti candidati.
Già in occasione della reincarnazione di precedenti Karmapa erano sorti contrasti tra i monaci, poi smussati con un lavoro di diplomatica ricucitura, nell’ottica di preservare la concordia e l’unità.
Oggi, viceversa, in tempi urlati di social network e d’ego gonfiati a dismisura, ci si radicalizza nelle verità assolute.
Nessuno dei contendenti vuole rinunciare alla propria ambizione d’essere incoronato nel monastero di Rumtek con il copricapo nero, simbolo dei Karmapa, e diventa complicato giungere a una mediazione per ricomporre la frattura. Il rischio di tanta irriducibilità è lo scisma.
I monaci che attualmente dimorano nel monastero riconoscono Orgyen Trinley Dorje quale “tulku” (reincarnazione) del sedicesimo Karmapa. Orgyen Tinley Dorje, il più quotato tra i due aspiranti al ruolo, risiede a Dharamsala in Himachal Pradesh e ha ottenuto l’endorsement del Dalai Lama. I monaci dissidenti, partigiani dell’altro pretendente, Thaye Dorje, sono stati espulsi dal complesso. Thaye Dorje vive a Delhi.
In compenso, mentre il seggio del Karmapa resta vacante, è stato dispiegato un contingente di militari nel perimetro del monastero con il compito di scongiurare il ripetersi di scaramucce e ritorsioni tra le opposte, bellicose fazioni.
Al gate le generalità dei visitatori vengono annotate su un registro consunto da uno scrupoloso e diffidente ufficiale baffuto. Tra i livelli in cui si struttura il monastero sono dislocati drappelli di soldati, seppur con la massima discrezione, per non interferire con la quotidianità dei monaci e per non innervosire i turisti. Un piantone in mimetica presidia l’ingresso che immette nella sala dello “Stupa doro” (Lhabab Chodten), il prezioso e sfavillante reliquario, protetto da una spessa lastra di cristallo, che custodisce i resti di sua santità, il sedicesimo Karmapa, tra cui la lingua, gli occhi, il cuore e i frammenti di ossa che non si sono inceneriti nella cremazione delle spoglie, affinché possano essere venerati dai fedeli.
Una curiosità. La foto del pannello “Monastero di Rumtek” riporta in calce che il Sikkim è un “organic state”. A partire dal 2003 il governo locale ha implementato una politica lungimirante, con l’obiettivo di convertire l’intera filiera agricola dello stato al biologico, abbattendo ad esempio il ricorso ai pesticidi. Questo non significa automaticamente che consumare verdure in un ristorante del Sikkim sia garanzia che ci vengano serviti prodotti bio (infatti il costo degli ortaggi bio è assai più elevato rispetto a quelli trattati importati dal West Bengala), ma certo ci sono ragionevoli probabilità.
Per approfondimenti:
http://rumtek.org/index.php?lang=en
https://kagyuoffice.org/
https://www.karmapa.org/
http://rinpoche.com/controversy.htm
http://www.sikkimorganicmission.gov.in/



