• Home
  • La cucina senza dogmi
  • Chi sono
  • Ricette
    • Antipasti
    • Minestre/Zuppe
    • Secondi
    • Piatti unici
    • Farinacei
    • Dessert
    • Snack
    • Bevande
  • Destinazioni
  • Curiosità gastronomiche
  • Storie
  • Contatti
No Result
View All Result
ONG TAO La cucina senza dogmi
  • Home
  • La cucina senza dogmi
  • Chi sono
  • Ricette
    • Antipasti
    • Minestre/Zuppe
    • Secondi
    • Piatti unici
    • Farinacei
    • Dessert
    • Snack
    • Bevande
  • Destinazioni
  • Curiosità gastronomiche
  • Storie
  • Contatti
No Result
View All Result
ONG TAO La cucina senza dogmi
No Result
View All Result

L’olocausto armeno

by Simone Arnaboldi
2 Marzo 2021
Home Armenia

Yerevan, Armenia. Il 24 aprile si commemora la data dell’anno 1915 a cui, simbolicamente, si riconduce l’inizio del genocidio con l’epurazione degli intellettuali armeni a Istanbul.

Quel giorno, al memoriale del Medz Yeghern (la Grande Calamità) di Yerevan, corone floreali e singoli boccioli vengono accatastati dai cittadini intorno al braciere dove arde la fiamma eterna o li si addossano ai lastroni obliqui del mausoleo che lo custodisce in un abbraccio solido e compassionevole.

Il design rigoroso di questi ciclopici lastroni di basalto alludeva, nella visione originaria degli architetti (Arthur Tarkhanyan e Sashur Kalashyan, il santuario fu inaugurato il 29 novembre 1967), alla foggia delle Katchkar, le sacre steli della tradizione armena.

Raggiungere con i mezzi pubblici il complesso (che sorge su un’altura periferica), eccetto il 24 quando la municipalità istituisce navette gratuite dal centro, non è agevole.

Si può abbordare una marshrukhta fino allo stadio Hrazdan (il cui rettangolo di gioco è la quintessenza del “campo di patate”), attraversare lo spiazzo adibito a parcheggio – sotto le gradinate di decrepito calcestruzzo dello stadio si allestisce, tra una partita e l’altra, un mercatino dell’usato di manufatti infimi – e quindi scarpinare su per la ripida collina.

Fino a qualche anno fa, al termine delle celebrazioni del 24, la caterva di fiori deposta veniva semplicemente bruciata.

Ci si è interrogati se si poteva gestire in modo più virtuoso la filiera, sia in un’ottica di buone prassi ecologiste, sia con l’obiettivo di conferire una forma duratura all’essenza di quei fiori, tangibile testimonianza della pietas di così tanti individui, per tramandarla.

Adesso, nelle giornate del 27 e del 28, gli Agbu Scout d’Armenia in collaborazione con il Dipartimento per la tutela dell’Ambiente e dei Beni Storici si dedicano a sfogliare manualmente i petali.

Osservo questi adolescenti lavorare alacremente sotto il solleone. Thermos di caffè e leccornie sono a disposizione per sostentare i volontari. I petali vengono messi a essiccare, adagiati su lunghi lenzuoli bianchi stesi in asse con il memoriale.

Una volta macerati in cartiera, se ne ricaveranno pergamene per diplomi, attestati da conferire a qualche autorità oppure cartoline evocative da distribuire ai visitatori; gli steli verranno trasformati in compost per concimare i cesellati giardini del memoriale.

Tra le targhe che registrano il nome degli stati nazionali che hanno riconosciuto il genocidio risalta quella tricolore dell’Italia. A meglio indagare, la posizione del nostro paese risulta più allusiva, all’italiana appunto. Una prima risoluzione del Parlamento, un atto d’indirizzo al governo, data al 2000. Negli anni successivi però la risoluzione è restata lettera morta, vanificata nella sua applicazione dal timore delle ritorsioni turche, soprattutto sul fronte economico. La verità dei fatti controbilanciata dal cinismo della realpolitik.

Il 19 aprile 2019 è stata approvata dalla Camera (382 deputati hanno votato a favore, nessun voto contrario, 43 deputati di Forza Italia astenuti) una nuova mozione bipartisan che impegna il governo a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno. Un ulteriore passo avanti verso l’agognato traguardo? L’ennesimo colpo a salve? Le immediate ed energiche rimostranze turche, che paventano strascichi sui rapporti di cooperazione bilaterale, testimoniano quanto l’iter sia ancora complicato.

Qual è il motivo del contendere sull’olocausto armeno? I negazionisti sostengono che non si può parlare tout court di genocidio in quanto non sarebbe riscontrabile una volontà precisa dello stato centrale turco di propugnare lo sterminio di una minoranza su base etnica. Il milione e mezzo di vittime (naturalmente visto al ribasso dai negazionisti) sarebbe semplicemente un effetto collaterale della guerra e delle marce della morte.

Fame, sete, inefficienza, isolati episodi di banditismo avrebbero decimato le colonne di civili armeni trasferiti d’imperio dal fronte russo ai deserti siriani. Si dubitava infatti, e a ragion veduta, della lealtà della popolazione armena alla causa della Sublime Porta.

Penso tuttavia che la demolizione sistematica delle chiese e dei centri di cultura armeni costituisca la prova inconfutabile che non si sia trattato di una tragica fatalità ma di una studiata strategia genocida.

Al termine della Grande Guerra, i responsabili morali del genocidio, i vertici dei Giovani turchi, che instaurarono una politica dalle tinte fortemente nazionaliste nel crepuscolo dell’Impero ottomano, vennero perseguiti e giustiziati da un’organizzazione segreta armena in una campagna mirata d’omicidi politici (operazione Nemesis).

 

1 of 11
- +

1.

2.

3.

4.

5.

6.

7.

8.

9.

10.

11. Celebrazioni nel centro della capitale

0
Share128Tweet80Send
Post precedente

La Difuntita Correa, santa cobradora

Post successivo

Genesi di una rivoluzione

Related Posts

Romualdito, primus inter pares
Cile

Romualdito, primus inter pares

3 Settembre 2026

In Cile vige la credenza popolare (con radici precristiane) che le animitas, cioè le anime di coloro che sono trapassati in circostanze tragiche, restino agganciate al luogo del "martirio"; in questo stato irrisolto, di cui sono ignare, agiscono da...

Argentina

Locro criollo

20 Agosto 2026

Se esiste un piatto che simboleggia l'identità composita della cultura argentina è il locro criollo, un facsimile dello stufato, dalla consistenza più brodosa; non si tratta di un piatto peculiare argentino, ogni paese andino annovera la propria variante. [caption...

Nicolas Caputo, il santo tassista
Argentina

Nicolas Caputo, il santo tassista

23 Agosto 2026

A circa 5 km di distanza dal borgo di Vallecito e dal Santuario della Difuntita Correa sorge un altro sontuoso tempio della fede popolare argentina, quello dedicato al tassista Nicolás Florencio Caputo. Dedicato potrebbe lasciar presupporre che, nel suo...

Vita meravigliosa dei Santi popolari argentini
Argentina

Vita meravigliosa dei Santi popolari argentini

2 Agosto 2026

Seppur agnostico, amo focalizzarmi sulla spiritualità di una società e setacciare le manifestazioni di devozione attraverso le quali si esprime. Ne ricavo la speranza che, se così tanti individui sperimentano il divino, presto o tardi anch'io avrò il mio...

Load More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recipe Rating




*

code

Copyright 2021 @ongtaolacucinasenzadogmi. All rights reserved.

No Result
View All Result
  • Home
  • La cucina senza dogmi
  • Chi sono
  • Ricette
    • Antipasti
    • Minestre/Zuppe
    • Secondi
    • Piatti unici
    • Farinacei
    • Dessert
    • Snack
    • Bevande
  • Destinazioni
  • Curiosità gastronomiche
  • Storie
  • Contatti