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Santa la Muerte feat Jesus Malverde

Sincretismo a Città del Messico

by Simone Arnaboldi
5 Marzo 2021
Home Messico

Con l’attribuzione “Santi popolari” si connotano in America Latina quelle figure spesso pittoresche che vengono legittimate dalla devozione spontanea dei loro fedeli.

Tepito, CDMX. Statuina di Santa la Muerte in carta d’alluminio

La chiesa cattolica non li annovera nella cerchia dei santi ortodossi, vorrebbe anzi boicottarli o farli svanire con un colpo di spugna ma obtorto collo, è costretta a conviverci e, talvolta, a scendere a patti con la propria intransigenza, stante l’ascendente che queste figure borderline esercitano soprattutto sugli strati più umili della popolazione.

In Argentina i più famosi sono il Gauchito Gil e la Difunta Correa. In Messico predomina la credenza in Santa la Muerte.

Essendo un culto fluido, di solito praticato in ambito privato, non esiste un censo ufficiale dei suoi seguaci a cui riferirsi. Alcune valutazioni indicano una forbice tra 10 e 12 milioni di fedeli ma sono stime grezze. Senza dubbio la fascinazione in Santa la Muerte, affettuosamente chiamata la Flaquita o la Niña blanca, catalizza sempre più adepti.

Si tratta di una credenza sincretica, nella quale si fondono miti aztechi con l’effigie de La Parca (morte) di cui si servivano gli evangelizzatori spagnoli adempiendo al loro magisterio. Gli antropologi fissano intorno alle decadi 50-60 del novecento l’evoluzione del culto nelle sue attuali forme liturgiche.

A Città del Messico, negli ultimi 20 anni, il culto è emerso dalla semi-clandestinità degli hogar e ha iniziato a mostrarsi nelle strade.

Tepito, CDMX. Gli oggetti sacri dalla cui vendita Doña Enriqueta ricava di che sostentarsi e quanto le occorre per manutenere il tempio

Tepito

Il 31 ottobre del 2001 Enriqueta Romero, Doña Queta, installa la propria cappella al civico 14 della calle Alfarería, barrio Tepito, colonia Morelos.

Il quartiere di Tepito è una delle aree calde della capitale in cui il palese disagio sociale s’intreccia al business delle armi e del narcotraffico, gestito da bande spietate come La Union Tepito. Per la sua cattiva reputazione Tepito viene bollato dai chilangos, i capitolini, come il barrio bravo, turbolento.

Santuario de “La Lupita”, Tepito, CDMX

Al centro di un incrocio, a 50 passi dal tempietto di Enrichetta Romero, sorge un’edicola della Lupita, la veneratissima Vergine di Guadalupe; talvolta la Vergine e Santa la Muerte condividono gli spazi sugli altari (dove la Muerte può assumere le sembianze angelicate della dama bianca), a testimonianza che, agli occhi dei suoi fedeli, non c’è alcuna incoerenza o contraddizione a far coesistere nella stessa sfera spirituale Dio, la Vergine e la Santa.

Nessuna sovrastruttura, nessun rituale elaborato, nessun esoterismo. I devoti instaurano un rapporto familiare e diretto con la Flaquita. La invocano, gratificandola con preghiere e offerte (ceri, sigarette, lattine di birra, tequila, fiori, mele), per sdebitarsi di una grazia ricevuta o per sollecitarne l’intercessione nelle più disparate questioni di vita (sentimenti, affari, problemi di alcol o tossicodipendenza). Ognuno la compiace esclusivamente in base alle proprie disponibilità. Conta solo la sincerità delle intenzioni, sostenuta da una fede solida. Gli opportunisti è meglio che si tengano alla larga, non riceverebbero alcun beneficio.

Mi sembra incontrovertibile, nella sua essenzialità naif, il sunto della dottrina che l’anziana signora Enriqueta mi espone: se credere in un qualsiasi santo ci sgrava dalle angosce e ci aiuta ad affrontare in modo più propositivo l’esistenza, allora non c’è nulla di male a credere in quel santo. Dipenderà forse da questo approccio ecumenico ma l’altare di Santa la Muerte, protetto da un cristallo, accoglie “imagenes” di ogni religione (ad esempio molti sono gli orishas della Santeria, tipo Elegguà o Shangò).

Tepito, CDMX. Doña Enriqueta

Mi trattengo un paio d’ore di un giorno feriale. Assisto a un incessante andirivieni di abitanti del barrio che vengono per deporre un pensiero alla Santa o a salmodiare una preghiera, fermandosi poi a confabulare con Doña Enriqueta, che ascolta paziente, consiglia, redarguisce con il cipiglio di una madre autorevole ma equa, rincuora. Quando occorre, impartisce una benedizione o recita un’orazione. Il suo prestigio e il suo carisma sono indiscutibili. Si può dire che la cappella di Santa la Muerte funzioni come un polo d’aggregazione sociale. Ed è evidente che alla signora Enriqueta viene accreditato dalla comunità un ruolo quasi mistico d’intermediazione con il mondo del soprannaturale, per cui le benedizioni che dispensa sono considerate emanazione del favore della Santa.

In questo articolo del quotidiano el Universal un’interessante digressione sul rapporto tra la Santa, Doña Enriqueta e il Coronavirus.

 

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1. Tepito, CDMX. Santuario di Doña Enriqueta

2. Tepito, CDMX. Santuario di Doña Enriqueta

3. Tepito, CDMX. Santuario di Doña Enriqueta

4. Tepito, CDMX. Santuario di Doña Enriqueta

Per ulteriori approfondimenti sul Santuario di Doña Enriqueta e sul culto reso a Santa la Muerte:

https://revistas.unal.edu.co/index.php/maguare/article/view/26769/39799

Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos

La Chiesa della Misericordia nella colonia Morelos è sede dell’autoproclamato “Unico Santuario Nazionale di Santa la Muerte”.

Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX

Dirige il santuario una congregazione nota come Chiesa Cattolica Tradizionale Tex-Mex, istituita nel lontano 1993 dal suo arcivescovo David Romo Guillén.

Nel 2003 è stata registrata come associazione religiosa in Messico ma nel 2005 l’accredito le è stato ritirato, non avendo specificato nello statuto, tra i suoi scopi, la professione del culto di Santa la Muerte.

Non è facile reperire notizie trasparenti su questa organizzazione, neppure dal suo portale web. L’unica certezza è che David Romo è stato condannato a 66 anni di carcere nel 2012 per i reati di furto, sequestro ed estorsione.

Visitando il tempietto consacrato alla Santa nel “barrio bravo” di Tepito ero rimasto impressionato dalla partecipazione verace di un’intera comunità al culto. All’indirizzo di Morelos, viceversa, i rari fedeli che varcano la soglia mi sembrano intimoriti, estranei a una scenografia posticcia.

Sono però evidenti l’aspirazione egemonica della Chiesa Tradizionale Tex Mex e il suo intento d’istituzionalizzare una fede informale che conta milioni di seguaci, codificandone i rituali e ordinando un proprio clero.

Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX

Domando gli orari delle funzioni che si celebrano con cadenza regolare alla poco premurosa custode, più indaffarata a monitorare, mi sembra, la cottura delle sue tortillas in un annesso.

Alle 14.00 di domenica 16 febbraio mi presento puntuale per assistere alla messa.

Sulle panche in legno siamo quattro anime sparute, raggruppate nelle file di fondo, lontanissime dall’altare. L’officiante è il mellifluo padre David Bello, paludato come un autentico sacerdote cattolico. Anche la messa si configura come una fiacca parodia della liturgia cattolica, con incluse la recita del Padre Nostro e la somministrazione dell’eucarestia. Santa la Muerte, che è una fuoriclasse, gioca invece un ruolo da comprimaria, relegata in sottofondo, soverchiata dall’invocatissima Trinità. La sensazione è che si cerchi di censurare i risvolti meno convenzionali del culto per renderlo mainstream.

L’unico maldestro tentativo del sacerdote d’empatizzare con i fedeli, durante la predica, adottando un tono di voce fastidiosamente paternalistico, rimbalza contro un muro impenetrabile di diffidenza.

 

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1. Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX

2. Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX

3. Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX

4. Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX

5. Chiesa della Misericordia, Colonia Morelos, CDMX. Jesus Malverde

Santa la Muerte e Jesus Malverde, Colonia Doctores

Tra gli altri santi popolari messicani spicca la figura controversa e intrigante di Jesus Malverde.

L’epopea di Jesus è speculare a quella di un santo popolare argentino, il Gauchito Gil. Entrambi fuorilegge romantici, dediti a rubare dalle tasche dei benestanti per restituire ai diseredati, entrambi morti di morte violenta in circostanze dibattute. Soprattutto entrambe le loro parabole si collocano a cavallo tra realtà e mito.

Santa la Muerte e Jesus Malverde, Colonia Doctores, CDMX

Sebbene esista un atto di nascita del 1888 redatto per un bambino di nome Jesus Malverde, è altrettanto plausibile che il nostro Jesus sia un personaggio di pura fantasia, partorito dalla voglia di riscatto degli oppressi. La fine dell’ottocento coincide infatti con il Porfiriato: se da un lato si promosse la modernizzazione spedita del paese, l’altra faccia della medaglia fu che un governo sostanzialmente reazionario ampliò la frattura sociale tra ricchi e poveri, in particolare tra latifondisti e contadini.

Jesus viene spesso etichettato per essere il santo protettore dei narcos.
Si tratta però di un’analisi faziosa e molto parziale. Il suo culto è abbracciato da migliaia di seguaci, in larga parte animati da una fede genuina e irriducibile. Incidentalmente alcuni narcos sono votati al culto di Jesus e di Santa la Muerte o, addirittura, sedotti dall’occultismo o implicati in sanguinolenti rituali satanisti come è il caso del famigerato El Lunares.

Il santuario principale di Jesus Malverde si trova a Culiacán nello stato di Sinaloa e risale al 1970.

A Città del Messico il più famoso santuario di Jesus lo ha fondato nel 2007, nella Colonia Doctores, Doña Alicia Pulido, per riconoscenza al Santo che le aveva salvato il figlio da un pauroso incidente stradale.
Sul ciglio della calle è stata posizionata una vetrina di cristallo che racchiude, fianco a fianco, l’imagen agghindata di Jesus Malverde e quella perturbante di Santa La Muerte.

Il sancta sanctorum, lì appresso, è stato ricavato nel retro di un angusto negozio d’eterogenei articoli religiosi. Jesus lo condivide con le statue di Santa la Muerte e di Giuda Taddeo. Attualmente è visitabile ma, essendo soggetto a lavori di restauro, regna un certo polveroso disordine.

Santa la Muerte e Jesus Malverde, Colonia Doctores, CDMX. Doña Alicia Pulido

Alicia riveste un ruolo catalizzatore per la comunità dei credenti, analogo a quello di Doña Queta a Tepito: rispettata per la sua esperienza di vita e la forza della sua fede, in grado di mediare sul piano spirituale tra la sfera dei sensi e l’ignoto. È una donna loquace e, come ama definirsi, “grosera”.

Effettivamente ti mitraglia in uno spagnolo gergale, sporco, della strada. Fatico a comprenderla, a stento colgo il contesto generale. È devota tanto alla Muerte (da 17 anni) quanto a Jesus Malverde (13 anni).

Mi precisa che sebbene, a volte, i due santi coabitino gli stessi spazi, i fedeli sono viceversa consacrati all’uno o all’altro.

Non le va a genio certa gente, quelli che più hanno, dna arroganti, che tornano per lamentarsi e colpevolizzarla se Jesus o Santa la Muerte non hanno realizzato i loro desideri. La verità che predica a tutti i fedeli, insoddisfatti o appagati, è che i santi vanno vissuti ogni giorno. Venerati sempre. Non ci si può ricordare di loro solo quando si ha bisogno di sollecitare un favore materiale.

 

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1. Santuario di Jesus Malverde e Santa La Muerte, Colonia Doctores, CDMX

2. Santuario di Jesus Malverde e Santa La Muerte, Colonia Doctores, CDMX

3. Santuario di Jesus Malverde e Santa La Muerte, Colonia Doctores, CDMX

4. Statua di Giuda Taddeo, CDMX

5. Statua di Santa la Muerte, CDMX

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