• Home
  • La cucina senza dogmi
  • Chi sono
  • Ricette
    • Antipasti
    • Minestre/Zuppe
    • Secondi
    • Piatti unici
    • Farinacei
    • Dessert
    • Snack
    • Bevande
  • Destinazioni
  • Curiosità gastronomiche
  • Storie
  • Contatti
No Result
View All Result
ONG TAO La cucina senza dogmi
  • Home
  • La cucina senza dogmi
  • Chi sono
  • Ricette
    • Antipasti
    • Minestre/Zuppe
    • Secondi
    • Piatti unici
    • Farinacei
    • Dessert
    • Snack
    • Bevande
  • Destinazioni
  • Curiosità gastronomiche
  • Storie
  • Contatti
No Result
View All Result
ONG TAO La cucina senza dogmi
No Result
View All Result

Al Khalil che si chiama anche Hebron

by Simone Arnaboldi
26 Marzo 2021
Home Palestina

Nessuno strumento più puntuale di una carta tematica può rendere l’idea di quanto sia irrimediabilmente compromessa la situazione in Cisgiordania: isolate chiazze di un marrone caldo formano l’area A, cioè le porzioni di territorio amministrate dall’Autorità palestinese; aloni ocra indicano l’area B, a gestione ibrida; le restanti tessere del mosaico costituiscono l’area C, sotto rigido controllo israeliano.

Le principali vie di comunicazione, inglobate per lo più nell’area C, sono nastri d’asfalto che non rinsaldano legami tra popoli ma segregano le comunità come e più di mille barriere di filo spianato.

Città vecchia di Hebron/Al khalil. Filo spinato a protezione degli insediamenti ebraici

Hebron (o Al khalil per gli arabi) è la sintesi tragica di tutte queste contraddizioni. Dal ’97, infatti, è suddivisa in due entità: una circoscrizione autonoma palestinese, Hebron 1 (circa l’80% del territorio urbano), e uno spicchio, Hebron 2, che ricade sotto giurisdizione ebraica.

L’esercito è stato schierato a Hebron 2 fondamentalmente con due missioni:

– proteggere alcuni insediamenti di coloni ebrei che sorgono come un bubbone decontestualizzato nel cuore della città vecchia a maggioranza palestinese (si tratta, nel loro complesso, di pochi edifici fortificati, popolati da un numero esiguo d’individui che, a seconda della faziosità delle fonti, varia da un centinaio a 500/800/1000 abitanti);

– garantire ai fedeli di religione ebraica la possibilità di pregare in sicurezza sulla veneratissima Tomba dei Patriarchi (essendo un luogo di culto conteso tra le due confessioni, è stato suddiviso: il livello superiore dell’edificio è destinato agli ebrei, gli ambienti sottostanti ai musulmani. Gli ingressi, blindati, sono anch’essi distinti).

Se Hebron 1 si presenta come un tipico agglomerato levantino – anarchico, frastornante, frustrante – man mano che ci si sospinge verso il centro storico, il panorama si modifica radicalmente, si mummifica.

Fedeli ultraortodossi ripartono dopo la visita e la preghiera alla Tomba dei Patriarchi

Ci si lascia alle spalle il tourbillon di Hebron 1 per varcare i confini surreali di Hebron 2 dove dominano desolazione, rassegnazione, fatalismo.

L’egemonia dei militari soffoca l’economia, la maggior parte delle saracinesche è abbassata. Chi tra i palestinesi può permetterselo si trasferisce a Hebron 1, chi resta vegeta in una veglia senza tempo e senza speranza.

Prima d’accedere alla Tomba dei Patriarchi, salendo l’ampia scalinata posta nell’estremità della spianata riservata agli ebrei – essendo straniero, dunque aprioristicamente neutrale, ho il privilegio di poter visitare entrambe le sezioni del monumento – mi trattengo a scambiare due chiacchiere con l’addetto al chiosco dell’ufficio del turismo.

Lo spiazzo in cui è collocato il casotto, antistante la Tomba, funge anche da area di sosta per i frequenti torpedoni che convogliano da ogni angolo d’Israele comitive di pellegrini ultraortodossi.

Muro costruito per separare palestinesi ed ebrei

Il sunto storico, tra archeologia e contemporaneità, che il mellifluo volontario mi somministra è professionale, dogmatico, scevro di zone grigie. È un narrazione che risulta indisponente nella sua pretesa d’infallibilità. E costituisce la riprova definitiva che la storia è una trama di fatti discrezionali, plasmata dai vincitori. Nella storia tendenziosa che sto incamerando non ci sono vittime né carnefici. Nessun sopruso, nessuna remora.

Probabilmente l’onestà intellettuale è un lusso che può concedersi soltanto chi non è coinvolto emotivamente in un conflitto.

Lui, però, vive nella colonia di Kyriat Arba, il compatto alveare di moderne palazzine che vedo arrampicarsi sul colle davanti a me, alla periferia di Hebron. E non può dubitare della sua verità.

Mi monitora, mentre cerca di catechizzarmi, con il suo sguardo chirurgico patinato di fanatismo. Ho l’impressione che sia sufficientemente smaliziato da carpire le mie perplessità. Non si scompone. Forse ritiene persino scontato che un occidentale non ebreo possa indignarsi davanti alla sconcertante realtà di Hebron. D’altra parte, prima d’entrare a Hebron, si può tentare di fare tabula rasa dei propri preconcetti ma, una volta dentro, non si può rimanere né equidistanti né indifferenti.

Grate montate per evitare che i coloni ebrei lancino oggetti contundenti sui passanti palestinesi

Nel 2017 su istanza palestinese l’Unesco ha inserito il centro storico di Hebron nella lista dei siti patrimonio dell’umanità minacciati. In questo caso minacciati dall’occupazione israeliana.

Ovviamente la scelta ha suscitato la ferma reazione d’Israele.

Al di là del valore simbolico del riconoscimento, l’inclusione di Hebron nei siti Unesco non ha cambiato di una virgola la quotidianità stentata di quanti risiedono nell’area B.

Accesso alla Tomba dei Patriarchi riservato ai cittadini palestinesi

A titolo di curiosità, nell’immagine in evidenza del post, la ragazza raccolta in preghiera presso la Tomba dei Patriarchi indossa una parrucca, “sheitel” in yiddish, uno dei copricapi consentiti dalla dottrina ebraica più ortodossa. Molte sono in Israele le donne ortodosse maritate e “imparruccate”, in ottemperanza ai dettami di modestia che una donna sposata è tenuta a soddisfare.

Naturalmente la parrucca deve possedere un certificato di conformità rabbinica, che attesti, ad esempio, che non siano stati usati crini provenienti da donne idolatre. Molte osservanti, tuttavia, non indossano la parrucca, non perché siano più aperte di vedute ma in quanto la parrucca non è considerata sufficientemente castigata dalle correnti più estreme dell’ebraismo – potrebbe insorgere il dubbio che la donna giri a capo scoperto – per cui prediligono un copricapo vero e proprio (tipo il foulard tichel). Altre non rinunciano allo sheitel ma, per evitare malintesi, utilizzano anche un velo (snood).

Propongo per approfondire la questione “Hebron” la lettura che ne danno un sito ebraico e un saggio di prossimità palestinese:

https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/CaseStudyFPT-Hebron%28August2016%29.pdf

https://tourhebron.com/?lang=en

 

1 of 10
- +

1. Hebron. Shuhada Street

2. Hebron. Città Vecchia. Scorci

3. Controlli a cui devono sottostare i palestinesi per accedere alla Tomba dei Patriarchi

4. Accesso palestinese alla Tomba

5. Hebron. Città Vecchia. Scorci

6. Hebron. Città Vecchia. Scorci

7. Hebron. Città Vecchia. Scorci

8. Hebron. Città Vecchia. Bozzetti di vissuto

9. Hebron. Città Vecchia. Bozzetti di vissuto

10. Donne con parrucche "sheitel" nella Tomba dei Patriarchi

0
Share139Tweet87Send
Post precedente

Transizione ecologica indiana

Post successivo

Nabulsi

Related Posts

Romualdito, primus inter pares
Cile

Romualdito, primus inter pares

3 Settembre 2026

In Cile vige la credenza popolare (con radici precristiane) che le animitas, cioè le anime di coloro che sono trapassati in circostanze tragiche, restino agganciate al luogo del "martirio"; in questo stato irrisolto, di cui sono ignare, agiscono da...

Argentina

Locro criollo

20 Agosto 2026

Se esiste un piatto che simboleggia l'identità composita della cultura argentina è il locro criollo, un facsimile dello stufato, dalla consistenza più brodosa; non si tratta di un piatto peculiare argentino, ogni paese andino annovera la propria variante. [caption...

Nicolas Caputo, il santo tassista
Argentina

Nicolas Caputo, il santo tassista

23 Agosto 2026

A circa 5 km di distanza dal borgo di Vallecito e dal Santuario della Difuntita Correa sorge un altro sontuoso tempio della fede popolare argentina, quello dedicato al tassista Nicolás Florencio Caputo. Dedicato potrebbe lasciar presupporre che, nel suo...

Vita meravigliosa dei Santi popolari argentini
Argentina

Vita meravigliosa dei Santi popolari argentini

2 Agosto 2026

Seppur agnostico, amo focalizzarmi sulla spiritualità di una società e setacciare le manifestazioni di devozione attraverso le quali si esprime. Ne ricavo la speranza che, se così tanti individui sperimentano il divino, presto o tardi anch'io avrò il mio...

Load More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recipe Rating




*

code

Copyright 2021 @ongtaolacucinasenzadogmi. All rights reserved.

No Result
View All Result
  • Home
  • La cucina senza dogmi
  • Chi sono
  • Ricette
    • Antipasti
    • Minestre/Zuppe
    • Secondi
    • Piatti unici
    • Farinacei
    • Dessert
    • Snack
    • Bevande
  • Destinazioni
  • Curiosità gastronomiche
  • Storie
  • Contatti