Atto 1
Oggi 9 maggio 2019 si celebra in Armenia e in tutte le repubbliche appartenute al blocco sovietico la giornata della vittoria sul nazismo. L’8 maggio del 1945 (ma già il 9 a Mosca) venne infatti firmata a Berlino la capitolazione tedesca.
A Yerevan la cittadinanza si da appuntamento presso il piazzale antistante la statua colossale di Madre Armenia per festeggiare.
Il coro delle forze armate intona enfatiche, cadenzate marcette patriottiche, si depongono ghirlande floreali sul lastrone di basalto dove riverbera la fiamma eterna, si omaggiano gli eroi, quelli ancora vivi e la memoria dei deceduti. La partecipazione è straordinaria e trasversale. Per l’occasione il museo della II Guerra Mondiale e della Guerra del Nagorno, ospitato nel basamento della statua, è preso d’assalto dalle famiglie. I reduci si prestano volentieri a raccontare la tragedia della guerra alle giovani generazioni.
Nel contempo un folto corteo, partendo dalla Mesrop Mashots, sciama per le vie del centro, aperto dalle autorità e da una selva di fotografi e cameramen assatanati. I cittadini innalzano foto di propri parenti che combatterono le battaglie della II Guerra Mondiale o si immolarono nella difesa del Nagorno Karabach.
Non c’è alcuno spazio per artificiosi e anacronistici revisionismi storici.
Atto 2)
Dilijian, nord dell’Armenia, domenica 5 maggio. Esplorando questo paesino ameno incuneato tra le montagne, che è soprattutto una stazione per il turismo locale, noto in uno spiazzo di terra battuta e ghiaino due tavolate di persone che banchettano, piuttosto intirizzite ma allegre.
Sono le ultime battute di una qualche festa, visto che la musica di sottofondo sta iniziando a scemare e alcuni addetti sono già all’opera per smontare i gazebo.
Domando alle due indaffarate e paonazze matrone con grembiule e cuffietta igienica che si occupano d’impiattare se stanno servendo ai commensali harisa, tirandomela da esperto di cucina armena.
L’harisa è una sostanziosa zuppa di pollo, sale e chicchi di grano (zavar) – tipo grano khorasan per associarlo a una varietà di grano che si può reperire anche da noi. Il segreto dell’harisa si annida tra le pieghe di una paziente cottura al termine della quale si otterrà un amalgama estremamente cremoso da guarnire con due noci di burro. Proprio il grasso del burro, squagliandosi per il calore, contrasta una pietanza interessante ma dal sapore piuttosto monocorde.
Le donnone negano energicamente trattarsi d’harisa. Il resto della loro spiegazione in armeno/russo mi risulta però ermetico.
Subentra in mio soccorso un giovane uomo, azzimato, che parla un inglese forbito. Sembra una specie di cerimoniere dal modo risoluto con cui coordina le maestranze. È grechka, mi spiega, un porridge russo a base di grano saraceno.
Quanto alla ricorrenza, stanno commemorando con un certo anticipo la sconfitta del nazismo, avvenuta ufficialmente il 9 maggio.
In Armenia, e con particolare enfasi patriottica a Stepanakert, si celebra nel contempo la conquista della città di Shushi, avvenuta appunto tra l’8 e 9 maggio 1992, un episodio cruciale della guerra del Nagorno Karabach.
Il mio interlocutore mi indica un capannello di tre uomini e due donne (una di esse molto affettata), attorniato da curiosi.
L’anziano coriaceo e logorroico con il baschetto, che si concede senza alcuna riluttanza all’abbraccio dei presenti, è un veterano della Seconda Guerra Mondiale; il brizzolato aitante, un reduce della guerra del Nagorno. Gli altri tre personaggi sono non meglio identificate autorità cittadine o regionali.
La mia “guida” si rivela essere un parlamentare della Repubblica Armena (lo scorgerò di nuovo il 9 a Yerevan sfilare nel corteo, in compagnia della moglie ma defilato rispetto alla ribalta presidiata da politici di maggior peso). Mi invita ad assaggiare una porzione di grechka innaffiata da uno shottino di vodka.
Le gamelle verde menta che contengono la grechka sono le stesse usate per il rancio della truppa durante il conflitto del Karabach. Un dettaglio forse macabro.
Mi resta tuttavia un dubbio. Come mai se la festa cade il 9 vi siete adunati oggi? Il parlamentare argomenta che è consuetudine in Armenia che le celebrazioni inizino una settimana prima e che si protraggano fino al 9.
Congedandomi mi regala il nastro a righe verticali nere e arancioni che è tradizione appuntarsi in tutte le repubbliche ex sovietiche il 9 maggio.
Non pago della giustificazione sulla data dei festeggiamenti che mi ha propinato il parlamentare, domando all’ufficio turistico se ne conoscono la ragione.
Sembrano loro stessi perplessi, poi ipotizzano che gli abitanti di Dilijian il 9 si recheranno in massa a Yerevan ad assistere alla parata, quindi gli organizzatori dell’evento hanno dovuto gioco forza anticipare per avere un minimo di visibilità e consentire ai politici locali di fare passerella.



