Proiettando l’attuale trend d’incremento demografico, secondo stime Fao, nel 2050 oltre 9 miliardi d’esseri umani popoleranno la superficie del nostro pianeta.
Gli scenari che si prefigurano sono inquietanti. Proviamo solo a immaginare l’impatto esplosivo di questa crescita esponenziale su un ecosistema già stressato da fenomeni quali: deforestazione, desertificazione e difficoltà d’accesso alle fonti d’acqua potabile, impoverimento dei suoli, urbanizzazione scriteriata, ecc.
Il fragile equilibrio della nostra catena alimentare rischierà l’implosione.
Nell’ottica della sostenibilità, molti sforzi si stanno compiendo per promuovere l’entomofagia (il nutrirsi d’insetti), un complesso di risorse, in larga parte “dormienti”, che potrebbe integrare il fabbisogno di una dieta onnivora.
Già oggi in diversi paesi – concentrati soprattutto in America Latina, Asia e Africa – il consumo d’insetti è radicato, favorito dall’assenza di tabù culturali e pregiudizi sociali, ma giocano anche fattori più squisitamente quantitativi e biologici, come l’abbondanza d’individui, la varietà di specie, nonché la taglia degli insetti stessi.
San Gil – cittadina colombiana rinomata per il suo “casco” d’epoca coloniale e le possibilità d’attività all’aria aperta che offre agli appassionati di sport estremi – è la capitale della “hormiga culona”, un imenottero che, nomen omen, presenta un addome eccezionalmente turgido. Ѐ una leccornia che si sgranocchia tostata; la sua croccantezza e il suo sapore ricordano le arachidi.
Che la formica culona sia il simbolo di San Gil lo testimonia il merchandising che le gravita intorno; un turista, se vuole acquistare un souvenir originale della zona, non ha che l’imbarazzo della scelta tra i gadget ispirati alla curiosa morfologia dell’insetto.
Nei mercati del Sud Est asiatico, uno degli snack più gettonati è il cartoccio ricolmo di vermi del bambù (bamboo worms); di solito fritti, sono prelibati e addirittura stuzzicanti, una volta superate le nostre inibizioni.
Quanto alle dimensioni fuori dall’ordinario di certi insetti esotici, vi propongo la foto di alcune locuste che colonizzavano il lavabo di uno spartano autogrill lungo la strada che fende il deserto del Karakum tra Ashgabat e Kunya Urgench.
Per ulteriori dettagli:http://www.fao.org/edible-insects/en/
[print-me]





