In modo fin troppo perentorio ho l’abitudine di biasimare la cucina inglese, attribuendole l’unico merito d’aver esportato nel mondo il concetto di “breakfast”.
Cucina inglese autoctona, intendo, quella cucina pragmatica e fondamentalmente sciatta, cioè, che si è sedimentata nell’immaginario collettivo a partire dagli anni del dopoguerra, al netto di tutte le contaminazioni etniche che, soprattutto in tempi più recenti, l’hanno rinvigorita, innervandola di nuovi stimoli.

Non ho rivisto il mio drastico giudizio ma, obiettivamente, devo convenire che ci sono prodotti che si distinguono.
Ad esempio il Blue Stilton, un formaggio di latte vaccino, a pasta dura, erborinato (il “blue” inglese, per le peculiari venature blu-verdastre conferite dalle muffe).
È attestato dalle cronache di viaggio che almeno dal XVIII secolo il villaggio di Stilton era celebrato per la qualità del formaggio che vi si vendeva, un formaggio dalla consistenza probabilmente abbastanza simile a quella dell’attuale Blue Stilton ma con proprietà organolettiche ben differenti.

Sfruttando la posizione strategica della sua locanda, il “The Bell Inn” – Stilton sorgeva infatti sulla direttrice tra Londra e Edimburgo – l’intraprendente Colin Thornbill pensò d’ampliare il proprio giro d’affari dedicandosi al business dei formaggi.
Dalla proficua cooperazione tra Thornbill in veste di socio-finanziatore e il suo “braccio armato”, lady Frances Pawlett, una produttrice casearia del Leicestershire, alla quale l’uomo si era affidato per le forniture, nasce verso la metà del settecento il Blue Stilton, il re dei formaggi inglesi.
Nel 1996 il Blue Stilton ha ottenuto dall’Unione Europea l’assegnazione del marchio PDO (Protected Designation of Origin) che circoscrive ai formaggi confezionati dalle manifatture delle contee di Derbyshire, Leicestershire e Nottinghamshire la possibilità di fregiarsi dell’ambita denominazione (escludendo dall’areale di tutela, paradossalmente, proprio il villaggio di Stilton da cui la storia ebbe inizio). Questa tutela, sulla base d’accordi di reciprocità tra le parti, rimane in vigore anche dopo la Brexit.
Uno stuzzichino di Blue Stilton irrorato da un rinfrescante sorso di “ale” (birra ad alta fermentazione) fa le ossa vecchie, cioè aiuta a campare a lungo, secondo una massima ottocentesca. Più prosaicamente, costituisce un corroborante antidoto alla monotonia della quarantena che si è tenuti a rispettare venendo a Londra in questo periodo.
La “ale” che suggerisco è una Old Tom, una scura fruttata, d’indiscussa personalità e gradazione importante (8,5°).
Una curiosità. Tom era il nome del gatto che bazzicava il birrificio di proprietà della famiglia Robinson dove il 1 novembre 1899 fu imbottigliata la prima Old Tom.
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