Calle Dolores, nel cuore di Città del Messico, è la dorsale del barrio chino.
Oltrepassato l’arco paifang (donato nel 2008 dalla Cina), si viene catapultati in un microcosmo popolato da lanterne rosse, dozzinali leoni guardiani, negozietti che smerciano articoli per il feng shui e altri ammennicoli orientali. I primi giorni del mio soggiorno, nelle adiacenze dell’arco, erano accampati alcuni senza tetto con i loro ingombranti fagotti di cenci. Sorgendo l’arco all’incrocio con l’Alameda, il salotto buono della capitale, i mendicanti sono stati successivamente fatti sloggiare per preservare il decoro della zona e consentire ai turisti scatti panoramici “puliti”.
Lungo Calle Dolores fioccano naturalmente i ristoranti di “comida china”, caratterizzati da un’atmosfera decisamente trascurata, polverosa, un deterrente psicologico a varcare la soglia. Quanto alle proposte dello street food, primeggiano le rivendite di baozi, “panini” cotti al vapore, dolci o salati, farciti con carne, cioccolato, marmellata di fagioli azuki, ecc. Il colore di ciascun panino corrisponde a uno specifico ripieno.
Risalente agli anni ’60 e considerata la più piccola del mondo, giusto un isolato, quella di Città del Messico è una Chinatown molto ordinaria (il sito della comunità cinese è: http://www.barriochino.com.mx/).
M’incuriosiscono però alcune bancarelle che espongono sacchettini variegati, sagomati con le fattezze di Pikachu. Le orecchie affusolate del pokémon/roditore diventano un nodo che sigilla il sacchettino in cui sono impacchettate 5 fragranti gallette della fortuna.
I biscotti racchiudono a loro volta un cartiglio con stampata una frase e una sequenza di numeri propizi.
In realtà, più che oracoli o formule di buon auspicio, i cartigli ci propinano filosofie di vita spicciole, del tipo “la felicità è riconoscere e apprezzare ciò che abbiamo”, insomma la versione d’oltreoceano delle massime dei Baci Perugina. Con 10 pesos appena, 0,50 euro, ci si può accaparrare un sacchettino e, scartando le gallette, iniziare a riflettere su che traiettorie imprimere alla propria esistenza.
I biscotti sono un impasto industriale di farina di grano, acqua, zucchero, olio vegetale (nei miei di soia), non meglio specificati aromi naturali e artificiali (che nel complesso conferiscono ai dolcetti un delizioso sentore di vaniglia).
Riguardo alle radici delle galletas de la suerte o lucky fu (fu è la rappresentazione omofonica dell’ideogramma cinese “fortuna”), le versioni contrastano.
L’unica, incontrovertibile certezza è che non sono affatto una tradizione importata dalla Cina continentale (dove, almeno fino a qualche anno fa, quando la visitai l’ultima volta, erano oggetti alieni) e che il loro bacino d’incubazione va piuttosto da ricercato nelle Chinatown statunitensi, forse San Francisco, forse Los Angeles.
Tra le tante ipotesi, tutte egualmente plausibili, uno degli studi più recenti fa risalire l’idea originaria ad alcuni opifici che operavano nell’area di Kyoto fin dall’ottocento, confezionando senbei di riso, miso e sesamo, accludendovi delle veline divinatorie.
Furono dunque gli immigrati giapponesi, secondo questa teoria, ispirandosi alle manifatture di Kyoto e rielaborandole, a introdurre negli Stati Uniti il concetto dei biscottini della fortuna come bussola del destino.
Con il controesodo dei giapponesi dopo la seconda guerra mondiale, il proficuo business di questi “cookies” fu gestito dalla diaspora cinese. I consumatori americani si convinsero che gli esotici biscotti della fortuna fossero così autenticamente cinesi da aspettarseli quando mangiavano nei ristoranti orientali. Nel 1950 se ne producevano già 250 milioni.
Oggigiorno è la Wonton Food Inc. (sito web: https://www.wontonfood.com/en/)., con sede a New York, la principale produttrice di biscotti della fortuna, sfornando tra i 4 e 5 milioni di gallette quotidiane, che vengono esportate in larga misura sui mercati del centro e nord America – ne esiste anche una versione kosher.
A città del Messico alcune aziende dolciarie offrono la possibilità ai propri clienti di personalizzare las galletas de la suerte, in occasione d’eventi come feste di compleanno per bambini, matrimoni, ecc.



